Margherite bianche
Una zia, di ottantasette anni, muore improvvisamente. Un infarto, una mattina, questa settimana.
Era l’ultima zia da parte di mio padre. L’avevo vista poco più di un mese fa, in occasione di un altro funerale.
«Sono rimasta solo io!» m’aveva detto. Parole pronunciate col sorriso, tenendomi la mano, guardandomi negli occhi.
Il funerale di zia Gabri mi porta al cimitero di Bergamo. Qui riposano i miei nonni materni, Arturo e Fernanda.
Terminate le esequie di zia, salutati i parenti, m’incammino, tra viali e colombari, alla ricerca dei nonni. Manco da anni, non ricordo esattamente dove si trovino. Un totem all’ingresso dispensa informazioni. “Colombari Settentrionali, Campata 99, numero 9, fila 2”. Così leggo sul display dopo aver digitato il nome di nonno. Il posto più remoto del cimitero. Dieci minuti, forse più.
Sole estivo. I primi trenta gradi. Arrivo accaldato e nonno m’accoglie col sorriso. L’avevo scattata io quella fotografia. Con zaino e picozza, e la spilla del CAI sulla camicia, fiero, in cima al Croz dell’Altissimo. Dolomiti di Brenta, primi anni ottanta. Era felice.
I loculi sono all’altezza degli occhi. Accanto ai nonni riposa zia Rosina, la sorella di nonna. Nel portafiori un mazzo sporco e appassito di non so che cosa. Va cambiato!
Davanti al cimitero c’è un fioraio. Compro margherite bianche. Sono finte, sembrano vere
Il mio romanzo, “La torta di carote”, non tocca solo i temi dell’amore e della solitudine. Affronta anche il dolore derivante dalla perdita di chi si ha nel cuore.
Nonno Carlo e nonna Lina, tra i protagonisti del romanzo, li ho creati prendendo spunto dai nonni “veri”.
Torno a casa sereno, il cuore leggero. Le margherite sono proprio belle.
Bergamo, 23 maggio 2026
