In ricordo di mio padre

Dal libro “FOTOGRAFIE – Ricordi. Racconti. Frammenti dei miei giorni.”
Casa Editrice Kimerik (luglio 2024)

«Marco, papà ci ha lasciati! Stanotte. Un infarto. Io sto aspettando zio. Tu avvisa il parroco!»
La voce è di mio fratello Giuseppe. Chiama dall’ospedale. È domenica. È l’alba. Stavo dormendo.
Sono solo in casa. I ragazzi hanno dormito da Michela. L’appartamento è bello, grande, ma non lo sento ancora mio. Mancano tante cose. Un divano, le tende, gli scaffali per i miei libri. Ho ancora scatoloni da svuotare. La televisione è per terra.
Chiudo la telefonata con Giuseppe. Inizio a tremare. Il freddo viene da dentro, come anni fa quando a lasciarci è stata mamma. Le stanze vuote e il disordine rendono il freddo anche più pungente.

«Don Arturo, buongiorno. Mi scusi se la disturbo così presto. Mio padre è morto poche ore fa. Le chiedo una cortesia. Francesco, mio figlio, oggi è tra i ragazzi della Comunione. Non dica in chiesa della morte di suo nonno. Sa, mio padre è conosciuto, è stato il medico del paese per tanti anni. E, per favore, non faccia suonare quella campana!»
«Condoglianze, Marco. Non darò l’annuncio durante la funzione. Ma se la salma di un parrocchiano mi rientra in paese sono tenuto a far suonare la campana.»

Richiamo mio fratello. Papà resta in ospedale. La salma la stanno portando alla camera mortuaria e lì rimarrà fino al funerale.
Mentre sono in chiesa, penso a come e quando dare la notizia ai ragazzi. Abbiamo prenotato un tavolo al ristorante di un parco divertimenti. Ci andiamo oppure no?
Di papà, dei suoi ultimi anni, non ho fotografie. Era importante custodire i suoi sguardi. Non avrebbe vissuto ancora a lungo, si capiva. Perché non l’ho fotografato?

La festa in piazza, a cerimonia finita, è un turbinio di tuniche bianche, palloncini e sorrisi. La campana da morto tace. Non il chiacchiericcio della gente. Alcuni hanno saputo e mi cercano per avere conferme. Nella confusione riesco a dribblare domande e condoglianze. Mi confronto con Michela. Decidiamo di non cambiare programma. Francesco avrà la sua festa! Ai ragazzi parlerò stasera.
L’ospedale e il parco sono vicini. La stessa strada.
«Papà, quando passi davanti all’ospedale rallenta. Magari vediamo il nonno.»
«Ciao nonno. Dopo ti veniamo a salutare. E ti raccontiamo.»

Indossare una maschera allegra quando dentro hai l’abisso. Oggi devo essere bravo a recitare.

 

Verdello (BG)
10 maggio 2009 

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